“Mio figlio ha questi problemi perché ha una bassa autostima.”
È la frase che sento più spesso quando dei genitori mi chiedono aiuto per un figlio. La dicono con la sicurezza di chi la causa l’ha già individuata e viene solo a chiedere il rimedio. Ma nella quasi totalità dei casi è vero il contrario: la bassa autostima non è il punto di partenza, è il risultato.
L’autostima non è un motore, è un contachilometri
Non puoi far andare più veloce un’auto girando il contachilometri. Quello registra la strada fatta, non la produce.
L’autostima funziona così: è il resoconto di quello che tuo figlio ha sperimentato di sé. Non è un tratto del carattere con cui è nato, né un serbatoio che si riempie con le parole giuste. È la somma delle volte in cui ha scoperto di farcela, meno quelle in cui si è tirato indietro.
Ecco perché intervenire direttamente sull’autostima non produce quasi mai niente. È come lucidare il termometro sperando che scenda la febbre.
Come si costruisce davvero, un passo alla volta
Prendiamo un ragazzo che ha paura del giudizio degli altri. Gli amici, le ragazze, qualsiasi situazione in cui teme di poter fare brutta figura.
Lo invitano a una festa. Sente la paura salire già il pomeriggio. Verso sera dice che è stanco, che ha da studiare, che ci andrà la prossima volta. Resta a casa e, nel momento esatto in cui decide di non andare, prova un sollievo enorme.
Quel sollievo è la trappola, perché è l’unica cosa che il suo cervello registra come risultato positivo. Il giorno dopo vede le foto e prova qualcos’altro: la conferma di essere tagliato fuori e la sensazione che gli altri sappiano stare al mondo in un modo che lui non ha imparato.
Alla festa successiva la paura sarà un po’ più alta, perché nel frattempo si è aggiunta la prova che lui a quelle cose non va bene. E si tirerà indietro un po’ prima.
Dopo un anno di questi episodi avrà una bassa autostima. Non perché sia partito da lì, ma perché ha accumulato dodici mesi di prove a suo carico, tutte raccolte da lui stesso.

Sotto l’autostima c’è un’emozione che nessuno ha imparato a gestire
Il problema di quel ragazzo non è l’immagine che ha di sé. È che ha paura e conosce un solo modo per farla smettere: togliersi dalla situazione.
Vale per tutte le emozioni di base, non solo per la paura. Chi non sa come gestire la rabbia esplode o si chiude, e in entrambi i casi si convince di essere sbagliato. Chi non sa reggere il dolore rinuncia prima ancora di provarci, così non potrà restarci male. Chi insegue solo il piacere immediato non arriva mai al punto in cui una cosa comincia a riuscirgli.
Sotto quasi tutte le basse autostime, in altre parole, c’è un’emozione che il ragazzo non sa maneggiare e una strategia di sopravvivenza che gli costa più di quanto gli renda.
Se riconosci tuo figlio in questo, il primo passo è capire quale emozione l’ha “bloccato”. Per questo ho creato il Test S-Vincoli Genitori: dieci minuti che ti dicono esattamente quale schema si è irrigidito tra voi e da dove iniziare.
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Perché dirgli che è bravo non serve
La reazione istintiva di un genitore è rassicurare. “Ma no, sei bravissimo”, “sei molto più capace di quanto credi”, “gli altri non ti giudicano affatto”. Ha tre effetti, e nessuno dei tre è quello che speravi.
Il primo è che la tua parola perde peso: lui ha una montagna di esperienze che dicono il contrario, e la tua frase contro quella montagna non regge. Il secondo è che si sente meno capito, perché quello che gli stai dicendo è che sta sbagliando a sentirsi così. Il terzo è che il più delle volte la rassicurazione si trasforma in conferma di insicurezza: se mi rassicuri sempre allora significa che sono insicuro e quindi le mie preoccupazioni sono fondate!
L’altra mossa istintiva è proteggerlo: se non se la sente, lasciamo perdere, ci penso io a chiamare, non insistiamo. Anche qui l’intenzione è ottima e il risultato è che gli confermi che quella situazione era davvero troppo per lui. È il circolo dell’iperprotezione, e sull’autostima pesa come l’ennesima prova a suo carico.
Cosa può fare un genitore
Nessuno può regalare autostima a un figlio, per lo stesso motivo per cui nessuno può allenarsi al posto suo. Quello che un genitore può fare è cambiare le condizioni in cui il figlio incontra le proprie emozioni.
Concretamente vuol dire tre cose:
⛔️ Smettere di correggere l’emozione (“non c’è niente di cui aver paura”) e riconoscerla come un dato di fatto.
⛔️ Smettere di risolvere al posto suo, che è la cosa più difficile.
✅ Aiutarlo a scegliere un passo abbastanza piccolo da essere fattibile e abbastanza reale da contare: non la festa intera, ma passarci mezz’ora con la libertà dichiarata di andarsene quando vuole. Un solo episodio del genere, vissuto per intero, sposta l’autostima più di sei mesi di incoraggiamenti. Perché quella volta ha raccolto una prova a suo favore, e sono le uniche che gli restano addosso.
Vale la pena dire che tutto questo riguarda l’autostima di un ragazzo che si sta costruendo. Negli adulti il discorso prende un’altra piega, e la trappola diventa un’altra: ne ho scritto in perché smettere di voler essere speciali ci rende liberi.
Il percorso di settembre, per chi vuole aiuto concreto
Se sei arrivato fin qui probabilmente hai riconosciuto tuo figlio in qualche passaggio, e forse anche te stesso in una delle due mosse che non funzionano.
Il percorso di gruppo Genitori Strategici: amare bene i propri figli che parte a settembre a Fano in un gruppo ristretto, lavora esattamente su questo: come si accompagna un figlio a gestire le proprie emozioni invece di aggirarle e come l’autostima cresce da lì.
- 4 incontri (settimanali, giovedì ore 18.00)
- Max 10 persone (il numero conta, serve per lavorare sui casi reali)
- In studio a Fano, Via Galantara 2
Si lavora sui casi reali che portano i partecipanti, non su esempi da manuale. Quando racconti il tuo caso in un gruppo dove gli altri riconoscono lo stesso pattern nel loro figlio, il cambiamento è più veloce e più profondo.
→ Scopri il percorso Genitori Strategici: amare bene i propri figli e iscriviti
Se non sei pronto per il corso, inizia da qui
Se settembre è troppo vicino, o vuoi saperne di più prima di decidere, ho scritto una guida completa: Genitori Strategici → Figli Liberi (€27).
Mostra nello specifico i tre movimenti che descrivo qui e molto altro, con casi reali e gli errori più comuni che fanno i genitori. Non è un sostituto del laboratorio dal vivo, perché il corso è un luogo dove vivi il cambiamento, ma è il primo passo per capire se è per te.
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