Un giubbotto di salvataggio è indispensabile in acqua: ti tiene a galla, ti protegge, in certe condizioni può salvarti la vita. Ma se continui a indossarlo una volta tornato a terra, lo stesso oggetto che ti ha protetto comincia a limitarti i movimenti, a scomodarti, a pesarti addosso. Non è diventato un nemico: sei tu che hai smesso di aver bisogno di quella protezione, nella forma in cui la conoscevi.
I vincoli mentali funzionano così. Sono le regole implicite, le paure, le convinzioni che ci diciamo per proteggerci, e che a un certo punto smettono di adattarsi al contesto in cui viviamo. In studio li vedo tutti i giorni: chi non riesce a dire di no perché “deve” essere una persona disponibile, chi resta in un lavoro che non lo soddisfa più per paura del cambiamento, chi non chiude una relazione che fa soffrire perché “deve” provarci fino allo sfinimento.
Cosa distingue un vincolo mentale da un limite reale
Non tutti i vincoli sono uguali, ed è qui che la maggior parte dei tentativi di liberarsene fallisce. Un limite reale è una condizione oggettiva: un contratto, un’età, una diagnosi. Un vincolo mentale è una regola che ci siamo dati noi, spesso in un momento preciso della vita, per gestire una situazione che oggi non esiste più. Il problema è che continuiamo ad applicarla come se il contesto fosse rimasto identico.
Tre segnali aiutano a riconoscerlo:
- si attiva sempre nello stesso schema, anche quando le circostanze cambiano;
- genera un disagio sproporzionato rispetto alla situazione reale;
- se lo racconti a voce alta, comincia con “non posso” più che con “non voglio”.
Chi tratta un vincolo mentale come se fosse un limite reale, cioè lo affronta scontrandocisi di petto, quasi sempre lo rinforza. In Terapia Breve Strategica la chiamiamo tentata soluzione disfunzionale: la strategia che uso per risolvere il problema è proprio ciò che lo mantiene in vita. Dirsi “da domani smetto di aver paura del giudizio degli altri” produce quasi sempre l’effetto opposto: la paura si irrigidisce invece di sciogliersi.
Vincoli funzionali e vincoli disfunzionali
Non tutti i vincoli vanno sciolti, e qui il metodo Percorsi S-Vincoli® si allontana da un’idea molto diffusa, quella secondo cui ogni vincolo sia per forza un ostacolo. Un vincolo è funzionale quando continua a fare quello per cui è nato: proteggerti in una situazione che, oggi, lo richiede ancora. Un vincolo è disfunzionale quando è la cristallizzazione di una tentata soluzione che una volta ha funzionato e che, ripetuta all’infinito, è diventata il problema stesso. Il giubbotto indossato in acqua è funzionale. Lo stesso giubbotto indossato a tavola, al lavoro, mentre dormi, è disfunzionale: non ti protegge più da nulla, ti limita e basta.
Prendi la persona che “deve” sempre essere disponibile. Quel vincolo, all’origine, ha probabilmente garantito approvazione e sicurezza in un contesto dove queste cose non erano scontate: era funzionale. Diventa disfunzionale quando continua ad attivarsi anche quando quell’approvazione non è più in gioco, e comincia a costare più di quanto protegga.
Il legame tra i vincoli e le emozioni di base
Dietro ogni vincolo c’è quasi sempre un’emozione di base gestita in modo disfunzionale: paura, rabbia, dolore o piacere. Chi si blocca per paura costruisce vincoli fatti di evitamento e controllo. Chi si blocca per rabbia costruisce vincoli fatti di rigidità e pretesa di coerenza a tutti i costi. Chi si blocca per dolore costruisce vincoli fatti di rinuncia anticipata. Chi si blocca per piacere costruisce vincoli fatti di ricerca compulsiva di una gratificazione immediata. Riconoscere quale emozione di base sta dietro al tuo vincolo cambia la strategia per scioglierlo: non esiste un’unica tecnica valida per tutti, esiste la tecnica giusta per quel tipo di blocco.
Se vuoi scoprire da quale emozione di base nasce il vincolo che ti blocca, puoi fare il Test S-Vincoli: in pochi minuti hai una fotografia di quali sono le tue tentate soluzioni più frequenti e da dove nascono.
Un esercizio strategico da provare: il “come peggiorare”
Non è un esercizio di introspezione, è una tecnica paradossale che uso spesso proprio nella fase in cui individuo, insieme alla persona che ho davanti, le tentate soluzioni disfunzionali. Invece di chiederti come risolvere il problema, chiediti il contrario: “Cosa potrei fare, deliberatamente, per peggiorare questa situazione legata al mio vincolo?” Scrivi una lista concreta, senza censurarti.
Poi rileggila e confrontala con quello che fai davvero nella vita di tutti i giorni. Quasi sempre buona parte di quella lista coincide con azioni che stai già mettendo in atto senza accorgertene: sono le tue tentate soluzioni, quelle che invece di sciogliere il vincolo lo mantengono. Vederle scritte nero su bianco è il primo passo per smettere di ripeterle in automatico.
Quando serve una strategia costruita su misura
Riconoscere un vincolo, distinguere se è funzionale o disfunzionale, e individuare l’emozione di base che lo alimenta sono passaggi che puoi cominciare a fare da solo/a. Sciogliere davvero un vincolo disfunzionale che dura da anni, invece, richiede una strategia costruita sulla tua situazione specifica, non un consiglio generico. È il lavoro che faccio con Percorsi S-Vincoli®, in studio a Fano e nei percorsi digitali dedicati.
Se vuoi capire da dove iniziare, fai il Test S-Vincoli oppure richiedi un consulto.



