Genitori strategici: cosa significa e come si diventa

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“È con le migliori intenzioni che il più delle volte si ottengono gli effetti peggiori.” La frase è di Oscar Wilde e riassume quasi tutto quello che vedo in studio quando arrivano dei genitori.

Nessuno di loro sta sbagliando per disattenzione o per mancanza di amore. Al contrario: quasi sempre il problema si è consolidato proprio perché hanno insistito, con impegno e costanza, su una strada che non porta da nessuna parte.

Cosa vuol dire essere un genitore strategico

Il dibattito sull’educazione è quasi sempre schiacciato su due poli: più severità o più comprensione, più regole o più libertà. Chi cerca aiuto oscilla tra i due, di solito senza risultati, perché il problema non sta nella quantità di fermezza.

Un genitore strategico si fa una domanda diversa: quello che sto facendo sta funzionando? Se la risposta è no, cambia mossa. Non alza il volume della stessa mossa.

Sembra ovvio detto così. Nella pratica è la cosa più difficile del mondo, perché quando qualcosa non funziona l’istinto ci dice che non abbiamo insistito abbastanza.

Perché si lavora sul genitore e non sul figlio

È la domanda che mi fanno più spesso: “Il problema ce l’ha lui, perché devo venire io?”

Perché il figlio, soprattutto se è piccolo o adolescente, non ha nessuna intenzione di mettersi in discussione, e ha tutto il diritto di non averla. Il genitore invece ha due cose che il figlio non ha: la motivazione a cambiare qualcosa e una posizione dalla quale può spostare l’equilibrio di tutta la famiglia.

Quando un genitore modifica il proprio modo di reagire, il figlio si trova davanti a una situazione nuova e la sua reazione cambia da sola, senza che nessuno gliel’abbia chiesto. È il motivo per cui in molti casi il figlio non ha bisogno di entrare in terapia: basta togliere ciò che teneva in piedi il problema.

Le tre strade senza uscita più frequenti

Nel lavoro clinico ne ricorrono soprattutto tre. Sono tutte mosse ragionevoli, ed è proprio questo che le rende difficili da abbandonare.

Fare al posto suo. Rimedi tu a ogni dimenticanza, anticipi ogni ostacolo, risolvi ogni conflitto. Lui non ha modo di scoprire che ce la farebbe, quindi resta fragile, quindi ti confermi che senza di te non ce la fa. È il circolo dei genitori iperprotettivi.

Correggere di continuo. Vestiti, compiti, modi, tono. Ogni singola correzione è sensata, ma ripetute dieci volte al giorno diventano un messaggio solo: niente di quello che fai va bene. A quel punto lui smette di sentire il contenuto e sente solo il giudizio, quindi si difende. Ne ho scritto parlando di come la comunicazione tra i genitori arriva ai figli.

Cambiare le regole ogni volta. Un giorno passa, il giorno dopo no, dipende da chi c’è e da quanto sei stanco. Lui non impara la regola, impara a testare quale versione ha davanti. Qui il punto non è essere più duri, è avere regole che funzionano.

Quello che accomuna le tre è la struttura: la soluzione che applichi è diventata l’alimento del problema. Vale nei rapporti familiari come altrove, ed è il meccanismo che sta dietro a quasi tutti i vincoli mentali che ci portiamo dietro.

Cosa cambia davvero

Un genitore strategico non diventa più bravo a convincere il figlio. Smette di provarci nel modo in cui non ha mai funzionato.

In concreto vuol dire riconoscere quale mossa stai ripetendo, sospenderla su un punto solo e circoscritto, e reggere il fastidio dei primi giorni: perché la parte difficile del cambiamento tocca quasi sempre al genitore, non al figlio. Poi guardare cosa succede, che è quasi sempre diverso da quello che ti aspettavi.

Da dove cominciare

Il Test S-Vincoli Genitori ti dice in pochi minuti quale schema si è irrigidito nel tuo rapporto con tuo figlio, e quale delle tre strade stai percorrendo senza accorgertene.

Se vuoi sapere come intervenire, la guida Genitori Strategici → Figli Liberi ti mostra la trappola in cui sei entrato e la mossa concreta per uscirne.

Quando lo schema resiste, e succede spesso perché va avanti da anni, serve un lavoro costruito sul tuo caso. Il percorso di gruppo Genitori Strategici → Figli Liberi parte a settembre a Fano, in un gruppo ristretto, e si lavora sui casi reali che portano i partecipanti.

Diventare genitori strategici non significa diventare genitori perfetti. Significa smettere di ripetere ciò che non funziona, che è molto più difficile e molto più utile.

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