IL VESTITO CHE STRINGE: COME MIRCO HA TRASFORMATO LA CRISI D’IDENTITA’ IN UN NUOVO ORIZZONTE STRATEGICO

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Quando il vestito stringe

Sai quella sensazione di tornare a casa dopo un lungo viaggio e trovare che i tuoi vestiti preferiti ti vanno stretti? Non perché tu sia cambiato fisicamente, ma perché sei cambiato dentro. È esattamente così che Mirco, avvocato, mi ha descritto il suo arrivo in studio. Dopo una crisi personale profonda, si era ritrovato a fare una cosa molto umana, ma molto controproducente: cercare di rientrare nella sua vecchia identità, quella dell’avvocato infallibile, sempre sul pezzo. Peccato che quella persona non esistesse più. Il risultato? Un’ansia da prestazione costante, un loop sul “cosa faccio domani”, un vuoto che cercava di riempire accettando ogni nuovo incarico come se la prossima udienza potesse tappare il buco.

Il problema non è quello che pensi

La nostra cultura ci ha insegnato a risolvere i problemi in modo “logico”. Se si rompe il sistema informatico in studio, chiami il tecnico. Causa tecnica, soluzione tecnica. Funziona benissimo per i guasti elettrici. Ma quando il problema è emotivo (l’ansia, il loop del pensiero, la paralisi davanti alle scelte), cercare una soluzione tecnica non fa che peggiorare le cose. In Terapia Breve Strategica la chiamiamo tentata soluzione: è proprio il tentativo di risolvere che mantiene vivo il problema. Mirco stava facendo esattamente questo: saturava ogni spazio con nuovi incarichi, convinto che il prossimo lavoro avrebbe dissolto quel vuoto. Invece lo alimentava. Tre meccanismi lo tenevano bloccato:

L’atteggiamento smanioso: riempire subito il vuoto identitario per non sentirne il peso.

Il determinismo identitario: “Io sono un avvocato”. Punto. Come se l’identità fosse un vestito cucito addosso per sempre.

Confondere difficoltà e problemi: trattare un disagio emotivo come se fosse un guasto da riparare.

Quello che Mirco stava vivendo ha un nome preciso: un vincolo. Ovvero uno schema che una volta funzionava, ma che ora ti tiene fermo perché va riadattato. Solo che ci sei troppo dentro per vederlo.  

La logica non ordinaria del cambiamento

Allora come se ne esce? Non cercando la soluzione giusta. Ma imparando a stare nell’incertezza senza volerla risolvere subito. Con Mirco abbiamo lavorato sulla logica della cambiamento, usando una metafora che trovo sempre molto potente: quella della Fisica Quantistica. Un elettrone non è né onda né particella finché qualcuno non lo osserva, prima è entrambe le cose. Tu non sei “l’avvocato” o “qualcos’altro”. Puoi essere entrambe le cose, e anche una terza che ancora non sai nominare. Il cambiamento non nasce dalla scelta forzata tra A e B. Nasce dal coraggio di restare nel mezzo un po’ più a lungo.

L’esercizio che ha cambiato tutto

In terapia non guardiamo al passato per capire: costruiamo un futuro possibile muovendoci. Ho dato a Mirco un compito preciso: descrivere cinque scenari futuri con il massimo dettaglio sensoriale. Non “vorrei fare qualcosa di diverso”. Ma: la campagna, il silenzio, il profumo di un orto. La scrittura, le storie di giustizia in parole. La mediazione civile, dove il diritto incontra l’ascolto. Uno studio in cui le persone stanno bene. La formazione, il trasmettere quello che si sa. L’obiettivo non è scegliere. È lasciar emergere la gerarchia dei desideri attraverso i dettagli, dai possibili guadagni alla sensazione fisica di sentirsi a suo agio. Il cambiamento avviene quando lasci “collassare l’onda” (come si dice in fisica quantistica), non quando lo decidi razionalmente.

Il foglio bianco non è un vuoto

Mirco non aveva un problema. Aveva un vestito stretto e il coraggio, ancora da trovare, di smettere di forzarlo. Una crisi di identità non è la fine di qualcosa. È il segnale che sei pronto per qualcosa di diverso. Il foglio bianco non è un vuoto da temere: è il posto dove inizia una versione di te che ancora non conosci.

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D.ssa Giovanna Rosciglione

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