Qualche sera fa ero a teatro, a uno spettacolo di Gabriella Greison, La lunghezza d’onda della felicità, tratto dal suo omonimo libro, in cui racconta la vita di Louis de Broglie e usa la sua scoperta per dire una cosa che in psicoterapia osservo da anni: la felicità, come l’identità, non è uno stato fermo da raggiungere, ma è un flusso. Mentre guardavo lo spettacolo, mi sono venuti in mente diversi parallelismi con la Terapia Breve Strategica, che uso nel mio lavoro.
De Broglie: la materia non è una cosa sola
Nel 1924 Louis de Broglie propose un’idea che allora sembrava assurda: non solo la luce, ma anche la materia si comporta a volte da particella, a volte da onda. Più un elettrone accelera, più la sua lunghezza d’onda si contrae; più rallenta, più si espande. La Greison lo traduce così: la vita accelerata comprime, il rallentamento allarga lo spazio del sé.
Provo a tradurlo in termini strategici, perché è lo stesso principio su cui si basa la tecnica del “come se”, che uso spesso nei miei percorsi di svincolamento. Chiedo ai pazienti di comportarsi, per qualche settimana, come se il problema fosse già risolto, o come se avesse già la sicurezza che dice di non avere, ecc. Capita spesso, con chi arriva convinto di essere “fatto così”: finché continui a comportarti secondo la vecchia tentata soluzione o, detto in altri termini, secondo il vecchio copione, quella parte di te resta l’unica a mostrarsi. Nel momento in cui agisci come se un’altra versione fosse già disponibile, quella versione inizia a comparire. E una volta comparsa, sai che esisteva. In pratica, prendi in prestito dalla versione ideale di te stesso le cose che vorresti realizzare davvero.
Il collasso
La Greison usa un’immagine che trovo calzante: la felicità, come una particella, esiste come possibilità pura finché resta libera. Quando proviamo a possederla, a misurarla, a garantircela in modo permanente, smette di essere onda e si blocca in un punto solo. È lo stesso meccanismo che vedo con l’identità. Finché non la fissiamo con un nome, resta un ventaglio di stati possibili. Nel momento in cui qualcuno la misura e le dà un’etichetta, collassa in quella sola forma.
Heisenberg: l’osservatore non è mai neutro
Werner Heisenberg, nel 1927, formulò il “principio di indeterminazione“: non puoi misurare con precisione assoluta sia la posizione sia la velocità di una particella. L’atto stesso di misurare modifica ciò che stai misurando. Niels Bohr lo diceva ancora più diretto: non esiste realtà in assenza di misure e osservare è già agire.
In psicoterapia questo principio ha il suo corrispettivo che è la diagnosi/etichetta. Quando a qualcuno viene detto “sei depresso”, “sei un ansioso”, “sei borderline”, quell’etichetta non descrive soltanto, ma misura, e nel misurare fissa. L’etichetta si appiccica addosso e diventa una profezia che si autoavvera: chi se la sente dare comincia a comportarsi in coerenza con quel nome, perché adesso ha un’unica versione di sé riconosciuta e misurata. Le altre versioni, quelle non misurate, smettono di manifestarsi.
Per questo, in terapia breve strategica, si evita di usare le diagnosi: fissare un’identità in un punto fermo è esattamente l’effetto collaterale che vogliamo evitare, in fisica come in terapia.
Lo spazio prima della misura
C’è un passaggio del libro di Greison che vale la pena evidenziare: prima di ogni misura esiste uno spazio di possibilità, che va protetto. Significa restare per un tratto senza una versione definita di te.

Cosa significa per il cambiamento
Mettiamo insieme le due cose: De Broglie ti dice che non sei una sola versione di te, sei più stati possibili; Heisenberg ti dice che il modo in cui vieni osservato, o in cui osservi te stesso, decide quale di quegli stati si manifesta.
Nel lavoro sullo svincolamento parto sempre da qui: prima di chiederti di cambiare comportamento, ti chiedo di cambiare il punto da cui ti guardi. Se continui a guardarti con lo stesso sistema percettivo-reattivo di sempre, otterrai sempre la stessa versione di te. Se agisci come se un’altra versione di te fosse già possibile, quella comincia a esistere.
La fisica non scioglie i tuoi vincoli al posto tuo. Ma, come suggerisce la visione della Greison, in un universo che non è già scritto ogni scelta è una biforcazione reale: la responsabilità non diminuisce quando le cose sono incerte, aumenta.



